10 Febbraio, Giorno del Ricordo alla Sapienza.
GIORNO DEL RICORDO, AZIONE UNIVERSITARIA ROMA:
“COLLETTIVI OLTRAGGIANO MEMORIA MARTIRI FOIBE”
“Mentre in tutta Italia si stanno svolgendo celebrazioni solenni per il Giorno del Ricordo, i collettivi universitari di estrema sinistra hanno preferito arrecare l’ennesimo oltraggio alla memoria degli italiani infoibati e degli esuli giuliano-dalmati tentando, al grido ‘Fascisti carogne, tornate nelle fogne’ e ‘Viva le Foibe’, di strappare via il fiocco tricolore che Azione Universitaria Roma ha calato stamattina dal tetto del Rettorato dell’Università La Sapienza per commemorare il 10 febbraio”.
È quanto dichiarano in una nota il presidente provinciale di Azione Universitaria Roma,Matteo Petrella, il presidente di Azione Universitaria Sapienza, Cristian Alicata e i dirigenti provinciali Alessandra Pontecorvo e Liano Magro.
“In un giorno in cui solo il silenzio dovrebbe regnare – continuano i responsabili di Azione Universitaria – la sinistra antagonista preferisce compiere un atto deprecabile ed ingiustificabile, che non solo stride con il clima di pacificazione nazionale faticosamente raggiunto intorno alla vicenda delle foibe negli ultimi anni, ma addirittura viola una legge nazionale, tentando di sostituire alla dialettica democratica lo scontro e la violenza politica”.
“Un gesto che – concludono – assume particolare gravità ad un solo giorno dalle commemorazioni ufficiali di Paolo Di Nella, colpito brutalmente a soli vent’anni e scomparso dopo sei giorni di agonia”.
Roma, 10 febbraio 2010.
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Il termine “Foiba” è una corruzione dialettale del latino “fovea”, che significa “fossa”, le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua; possono raggiungere i 200 metri di profondità. In Istria sono state registrate più di 1700 foibe. Il 30 marzo 2004, con la legge n.92, finalmente viene istituito “il giorno del ricordo delle vittime delle foibe”, e il termine foiba acquisisce un nuovo significato. Finalmente l’Italia prende coscienza su questa triste e angosciosa pagina di storia italiana. 48 foibe note oggi, su le oltre 1700, utilizzate come fosse comuni, tomba per migliaia d’Italiani; italiani con l’unica colpa di essere italiani e di conseguenza nemici del popolo. Uomini, donne e bambini vennero sterminati in terre italiane, Istria e Dalmazia. Prima torturati e seviziati e poi gettati nelle foibe per portare avanti un progetto, orribile, di pulizia etnica per la conquista di una parte delle nostre terre, della nostra nazione. Josip Broz Tito, noto con il nome di battaglia maresciallo Tito, fu l’artefice della pulizia etnica ai danni del popolo italiano e del conseguente esodo, forzato, da Fiume, Istria e Dalmazia; pulizia etnica e esodo per mano oltre che dell’Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia anche per mano dell’OZNA e di Partigiani Italiani. 350000 italiani si trovarono senza casa, senza più una terra, fratelli e senza familiari;
nessuna assistenza, nessun aiuto dallo stato per il quale loro hanno combattuto e perso tutto; una nuova vita da iniziare in città dove i loro fratelli italiani non li accettano in quanto tacciati di essere fascisti, ma in realtà la sola colpa di essere italiani. Le foibe sono una triste pagina italiana, una ferita ancora aperta perché ignorata, perché gli istriani e i dalmati considerati cittadini di serie b, come di serie b sono le vittime italiane al confine orientale. Anche per i morti vi sono queste differenze. Il genocidio non fu solo perpetrato nel periodo della seconda guerra mondiale, ma pure nel dopo guerra.
Ora la politica e le ideologia devono mettersi da parte e far sì che la storia possa scrivere queste pagine senza alcuna interferenza o vizi. Il giusto riconoscimento alle migliaia di vittime che ancora oggi non hanno una tomba e né un nome, il giusto riconoscimento ai familiari e al popolo italiano di Istria e Dalmazia che non ha mai potuto fare 
ritorno nello loro terre e nelle loro case, e senza la possibilità di far visita alle tombe dei loro familiari.
Chiediamo che i libri di storia portino i giusti riconoscimenti ad un popolo che ha conosciuto tanta sofferenza e tante atrocità. Noi non chiediamo e non vogliamo riscrivere la storia, solo farla conoscere. Tutta.
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